
La giravolta e il salto doppio. Siamo un popolo di acrobati, navigatori, santi: noi italiani sempre in bilico sul bordo del vulcano, sempre su una corda tesa a 50 metri, sempre pronti a piroettare avanti e indietro. E la nostra Presidente del Consiglio, la sora Giorgia, non è da meno e ci rappresenta con stile. Dunque, ascoltate.
Giorgia Meloni nasce politicamente nelle fila di Alleanza Nazionale, un partito che all’epoca veleggiava attorno al 4%. Si impegna con fervore per rivitalizzare il movimento, sposando la causa del sovranismo, del distacco dall’Europa, della fuoriuscita dalla NATO, e l’amicizia con Putin e compagnia cantante. E ci riesce: il partito, forte di queste idee “rivoluzionarie”, cresce considerevolmente. Se nelle precedenti elezioni europee non riesce nemmeno a superare lo sbarramento, alle successive arriva al 20%. Risultati di tutto rispetto: gli italiani vogliono credere in questa donna popolare e colta, che dà voce al malcontento generale e incarna la speranza della middle class di stare meglio da soli che in compagnia di Stati con cui non si ha nulla da condividere.
Fratelli d’Italia nasce dal bacino elettorale di Forza Italia, assorbendo al suo interno gli scontenti del partito azzurro, i nostalgici di destra (moderata per la verità) e le frange più oltranziste (quelle, certamente, non moderate).
Arriviamo alle ultime elezioni: Fratelli d’Italia trionfa. Insieme alla Lega, a cui ha sottratto una parte di voti, e a Forza Italia, a cui ha tolto una moltitudine di consensi, converge sul nome di Giorgia Meloni, che diventa la prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.
Ma qui succede qualcosa. La posizione sovranista comincia a stemperarsi, e il maestro Draghi le insegna che atlantismo ed europeismo pagano di più. Bisogna cambiare registro.
Poi arrivano le elezioni europee. Le destre vincono a mani basse, ma i reali di corte annunciano che la carica di Presidente del Consiglio Europeo è “ereditaria”: Ursula von der Leyen è la predestinata. Viene incoronata nella Basilica dei Miracoli a Bruxelles. E arriva un messaggio forte e chiaro alla nostra Giorgia: “Se solo osi mettere il tuo partito contro le mie decisioni, l’Europa farà di tutto per rendere a te e all’Italia la vita un inferno.”
La Meloni abbassa il capo e inizia la giravolta e il salto doppio. Fine del sovranismo, esplosione dell’europeismo e atlantismo. Putin diventa il nemico numero uno, Zelenskyj l’eroe da appoggiare e difendere a ogni costo, Ursula regina d’Europa e Joe Biden il re dei re, mentre il capitalismo di Soros diventa la dottrina ufficiale del pianeta.
Il 20 gennaio, però, potrebbe arrivare una svolta: Donald Trump verrà incoronato e il suo delfino sarà Elon Musk. Il trasformismo ricomincia. Giorgia vola in California alla prima di un film che racconta le avventure dell’avvocato di Trump, confondendo la premiere per una seduta diplomatica. Ma l’approccio con Musk è quanto di meglio si possa immaginare: sorrisi, abbracci e una sterzata verso nuovi orizzonti telecomunicativi.
Ma lo scomodo Zelenskyj? L’intraprendente Orban? L’audace Fico? L’intoccabile Ursula?Vedremo se questo nuovo cambiamento sarà stabile o solo un’ennesima manovra per rimanere a galla.
