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E’ lui o non è lui

Ci mancava. L’apparizione del politico “rasoterra” è stata come sempre puntuale e determinata, ma più simile a un orologio guasto che suona a caso. Il salario minimo, già in fin di vita sotto il peso dell’indifferenza generale, aveva proprio bisogno della voce del Professore di Venezia, schierato, ancora una volta, dalla parte dei potenti. Come un allenatore di calcio che parteggia per l’altra squadra, ha servito l’ennesimo autogol sulla pelle dei lavoratori-

Dal CNEL, per rincarare la dose, è arrivata una smentita. O meglio, una disarticolata interpretazione dei fatti, fumosa come il suo presidente. Una dichiarazione a metà strada tra il paradosso e la malafede, non all’altezza delle sfide di oggi. Anzi, all’altezza di una poltrona comoda in una sala ovattata, lontano anni luce dalla realtà. Il Brunetto lagunare, come sempre, conferma il suo talento nel non esserci, o peggio, nell’esserci male. Una performance che farebbe vergognare chiunque, ma che ormai scivola addosso come una pioggia leggera su chi ha perso qualsiasi contatto con la realtà.

Il sindacato tace, il PD si indigna a giorni alterni, Meloni temporeggia, e intanto la classe operaia rimane al palo. I più fortunati annaspano, gli altri sprofondano. Molti lavorano per 4 euro all’ora, una miseria che neanche la letteratura distopica avrebbe osato immaginare. E mentre gli operai stringono i denti, i politici, pur russando profondamente, trovano il tempo di ritoccare il vitalizio.

Che spettacolo edificante: un Paese dove chi fatica si consuma e chi decide ingrassa. Ma forse è tutto calcolato. Dopotutto, senza la miseria, dove troverebbero il materiale per i loro proclami elettorali?